Ernesto - genesi di un eroe

Buongiorno a tutti, cari lettori.

Oggi segnalo un libro bello, ma proprio bello. Si intitola Ernesto, Genesi di un Eroe.

Premessa numero uno. Nel libro in questione si fanno riferimenti alla questione politica attuale. In questa mia recensione NON dirò nulla a riguardo; non lascerò trapelare le mie opinioni, non farò accenni specifici; tratterò il libro solo ed esclusivamente dal punto di vista narrativo e del piacere della lettura, senza soffermarmici troppo e fingendo che tutti gli eventi siano totalmente slegati dalla realtà politica italiana. Ho visto troppi eventi conviviali trasformarsi in ring virtuali per voler rischiare lo stesso qui. Senza contare che si tratta comunque, palesemente, di un'esagerazione riguardo un ipotetico futuro. Un concetto, però, è chiaro e non va tralasciato. Ma ne parleremo dopo.

Premessa numero due. L'autore è un grande amico, Francesco Nucera. Vi avevo già parlato di lui relativamente alla sua raccolta di racconti Le Mille Facce della Stessa Moneta. Come dicevo, Francesco è un amico, organizzatore del contest La Sfida a... sul sito Minuti Contati (a cui ogni tanto partecipo anche io) e personaggio sempre molto disponibile e paziente (oh quanto spesso gli rompo le scatole!). Per questo sono davvero felice che il suo primo romanzo, per cui gli faccio il mio più sentito "in bocca al lupo", sia in effetti così bello e ben scritto. Ma andiamo con ordine.



Come dicevo sopra, il romanzo viaggia su binari distopici. In un ipotetico futuro, un determinato, pericoloso tipo di fanatismo ha preso il sopravvento. Alcune persone, ritenute non gradite, vengono allontanate dalla fazione al potere, creando una spaccatura, dando forma a una società totalitaria fondata sulla paura e portando, infine, alla guerra. L'Ernesto del titolo è l'eroe che, a questa orrenda guerra, pone fine. Ernesto è un personaggio enigmatico, ai limiti del leggendario; non si sa molto di lui, finché un giovane giornalista di nome Johnny non ottiene il privilegio di poterlo intervistare.

E qui inizia il bello. Qualcosa, infatti, non convince del tutto Johnny. Alcuni dettagli iniziano a insinuare dubbi nell'animo del giornalista, che decide quindi di vederci chiaro. Questa è la chiave, almeno per quanto mi riguarda, del successo del libro. Il testo alterna il racconto di Ernesto sul proprio passato con le indagini di Johnny, il quale, dopo ogni "seduta" con l'eroe, parte alla ricerca di riconferme su quanto gli è stato raccontato. 

A me piace molto, per esempio, quando guardo un film o leggo un romanzo o un racconto che tratta di una storia vera, andare poi a cercare notizie sull'evento, scoprire i volti dei veri protagonisti, cogliere le differenze con la fiction; per esempio, anche se sapevo benissimo che molto di quanto avevo letto era del tutto inventato, sia a Roma che a Parigi ho cercato di ripercorrere e visitare i luoghi citati nei romanzi di Dan Brown. Non so, sembra quasi di sentire il clic di tasselli che vanno al loro posto, come se solo da quel momento la storia che mi ha fatto emozionare acquistasse davvero un senso. E questa è all'incirca la sensazione che si prova, di capitolo in capitolo, durante la lettura. Ci troviamo di fronte a una continua scoperta. Alla ricostruzione di un percorso che potrebbe essere solo fantasia e che invece, nel momento in cui ci si trova di fronte a quella casa, a quei simboli, a quelle persone, che prima erano solo parole e immagini mentali ma che ora sono invece tangibili, vere, prende magicamente vita. Questa, secondo me, è la principale magia del romanzo.

Passiamo ai personaggi. Ce ne sono tanti. Alcuni buoni, alcuni cattivi...
No, non è vero.
Qui non troverete il classico contrasto bene/male. Certo, ci sono certi tizi che hanno la cattiveria nel sangue e che si fanno odiare mortalmente fin dal primo istante. Ma gli altri, specialmente i protagonisti, sono in primo luogo umani. Hanno luci e ombre, pregi e difetti, esattamente come chiunque su questa terra. Questo li rende molto verosimili e agevola l'immedesimazione.
Alcuni mi hanno convinto di più, altri di meno, ma tutti hanno qualcosa da raccontare. Vi starete chiedendo cosa penso di Ernesto. Alla fine, è davvero l'eroe che tutti amano oppure no? Ovviamente non ve lo dico (il post è rigorosamente spoiler-free), ma quello che vi posso dire è che si tratta di un personaggio fantastico, ben costruito, reale. Alla fine, non esagero, sembra di averlo realmente conosciuto, come e forse persino meglio di come abbia fatto Johnny. 

La costruzione del romanzo è molto buona; senza dirvi cosa succede, vi posso solo anticipare che ogni avvenimento avrà alla fine una sua ragion d'essere, ogni domanda avrà la sua risposta, ogni personaggio avrà dato tutto quello che aveva da dare. Non mi sono accorta di buchi di trama o passaggi lasciati in sospeso.

Vi parlavo all'inizio di un concetto chiaro, di un leitmotiv che percorre l'intera narrazione e che va assolutamente evidenziato. L'intolleranza. Quella è l'idea che sta alla base di tutte le vicende narrate in questo libro. Un concetto che, ahimè, è sempre troppo attuale. Qui si parla più che altro di intolleranza razziale, ma ce ne sono di molti tipi, tutti pessimi. C'è sempre, alla base, il rifiuto del diverso; spesso per motivi futili. Una persona dovrebbe essere giudicata per le proprie azioni, no? Invece in molti casi ci si basa su altri aspetti, del tutto irrilevanti. Il problema è che ogni tipo di intolleranza, specialmente se sfocia nel fanatismo, non può portare altro che guai. Non solo per chi ne è vittima, ma per la società intera.

Piccolo avvertimento. In certi passaggi il libro è piuttosto crudo. Tre, a mio avviso, sono le scene particolarmente disturbanti. Ma ognuna di esse è lì dove deve stare. Tagliarle, specialmente due di esse, toglierebbe molto al romanzo; quindi, preparatevi, perché il viaggio potrebbe avere un paio di scossoni, senza i quali però non si arriverebbe con soddisfazione al premio finale (e vi garantisco che vale davvero la pena arrivarci).

Spero di avervi incuriositi e rinnovo i miei complimenti e un immenso  "in bocca al lupo" a Francesco. Sono davvero contenta per te!

Alla prossima!


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