Non sono scappata... ma ho "galleggiato" un po'!

Ragazzi, che fatica...
Si sente spesso dire che servirebbero delle giornate da quarantotto ore. Oh, gente, quanto è vero!
Tra il lavoro e la famiglia non riesco praticamente più a trovare il tempo (e, quando quest'ultimo finalmente si fa vivo, le energie) per produrre qualcosa. L'ultimo post sul blog risale a due mesi fa (abbondanti); uno dei propositi di inizio anno era stato di scrivere di più, e invece ho a malapena trovato lo stimolo per un breve racconto da proporre a un contest nella mia zona a cui tenevo particolarmente, per il resto calma piatta; senza contare l'influenza devastante che mi ha colpito proprio durante le feste natalizie (la febbre è arrivata il giorno di Natale e ho iniziato a stare sufficientemente bene all'Epifania... quando si dice la legge di Murphy in azione...).
Insomma, un disastro su tutta la linea.

Fortunatamente almeno le letture proseguono. Anzi, in questo momento sto leggendo una raccolta di racconti davvero interessante. Avevo abbandonato la letteratura d'oltreoceano per un certo periodo, concentrandomi maggiormente sulle produzioni nostrane; ma ora ho voluto testare un autore che da anni volevo leggere ma che, alla fine, avevo sempre rimandato. Il libro è 20th Century Ghosts, di Joe Hill. Figlio, per chi non lo sapesse, del grande King. E devo dire che ha preso molto dal padre, anzi, in certi passaggi l'allievo pare quasi superare il maestro. Sono solo a metà strada, ma quello che ho visto finora mi piace davvero molto.

Parlando di King, nel frattempo ho finalmente visto anche io la versione di Muschietti di IT. Con due bambini piccoli mi è risultato difficile andare a vederlo al cinema, quindi ho pazientemente atteso l'uscita in Blu-ray. Ringraziando profusamente il servizio Prime di Amazon, nel giro di 24 ore l'ambito cofanetto era tra le mie mani! E devo dire che me lo sono proprio gustato.


Volete la mia opinione? Beh, secondo me è una grandiosa trasposizione.

Ho visto molti discutere sull'annoso dilemma: meglio Curry o Skarsgård? Meglio i vecchi Perdenti o i nuovi? Secondo me è una domanda che non può avere risposta.
A dividere le due versioni ci sono troppe cose. Prima di tutto ventisette anni. Gli effetti speciali si sono evoluti in maniera esponenziale, ovvio che, almeno dal punto di vista puramente visivo, la versione moderna sia più spettacolare. Inoltre quella del '90 era una miniserie, pensata per il piccolo schermo e non per il cinema.
Per quanto riguarda la recitazione, io sono una fan sfegatata di Curry; secondo me è un grande attore, dotato di una mimica favolosa e di uno sguardo penetrante, caratteristica importante quando si vuole interpretare un mostro come Pennywise; ma anche Skarsgård  ha dato secondo me prova di grande abilità recitativa; lo "scherzo" dell'occhio ballerino disturba, rende il volto del clown ancora più inquietante. Ecco, forse trovo il nuovo Penny troppo sopra le righe, spesso il suo tono è forse eccessivamente acuto, quasi ridicolo; ma d'altro canto è anche giusto, in fondo lui è un clown, e un clown deve (o almeno dovrebbe, a me hanno sempre fatto un po' senso) far ridere. Poco importa che il suo vero scopo sia banchettare con bambini innocenti; in fondo, quello che importa è entrare nella parte, no?

Arriviamo ai Perdenti. Anche qui, io adoravo Johnatan Brandis. Bill Denbrough per me ha sempre avuto e sempre avrà il suo volto. Ma ho trovato la recitazione di alcuni dei nuovi cuccioli (specialmente Bill, Eddie e Richie) davvero fantastica, per nulla stereotipata, anzi. In ogni caso, anche qui un vero e proprio confronto con le "vecchie glorie" mi sembra inutile; i tempi sono cambiati, sono passati molti anni nella realtà così come nel tempo della narrazione. La miniserie era ambientata nel tempo del romanzo, quindi negli anni cinquanta; ma qui i Perdenti sono (ehi, già; praticamente sono all'incirca miei coscritti!) ragazzini degli anni ottanta, per forza di cose devono essere diversi; hanno altri atteggiamenti, altre idee, altre problematiche. Una Beverly come quest'ultima negli anni cinquanta sarebbe suonata un po' anacronistica, almeno a mio avviso.

Insomma, se devo dare un mio giudizio, il film di Muschietti mi è davvero piaciuto. Ben fatto, per certi versi più aderente al romanzo rispetto alla miniserie. Mi spiace solo un po' che non abbiano mantenuto, come invece aveva fatto la pellicola anni novanta, la struttura narrativa che alternava le scene con i Perdenti bambini a quelle con i Perdenti adulti. Ma va bene.

Piccola postilla,; in classe, con i miei ragazzi di prima, abbiamo parlato di King (li sto anche interrogando sulla sua vita e il suo stile narrativo, e in molti mi stanno dando delle gran soddisfazioni, che bello!); molti hanno visto il film quindi ne abbiamo discusso; ma la cosa migliore è che alcuni, che hanno ammesso di non leggere mai nulla ("zero assoluto") si sono detti curiosi e molto probabilmente prenderanno uno dei suoi libri e inizieranno a leggerlo.
Io ho sempre letto molto, fin da bambina. Ma IT è stato il libro che mi ha aperto un mondo nuovo; presente quando dicono "Qual è il libro che hai letto e che ti ha cambiato la vita?"? Beh, per me è stato IT. Se Penny e i Perdenti  potessero cambiare la vita (quanto meno dal punto di vista letterario) anche dei miei splendidi ragazzi, sarebbe una coincidenza meravigliosa!
Alla prossima!

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