martedì 7 giugno 2016

Morivamo di Freddo

di Rosalia Messina
2016

Ciao amici!
Parliamo oggi di un romanzo un po’ particolare. L’autrice si chiama Rosalia Messina, è siciliana, e il libro in questione è la sua quinta pubblicazione. Il titolo, Morivamo di freddo, può lasciare spiazzati. Che cosa vuol dire? Di cosa parla, esattamente, questo breve romanzo?
Be’, per quanto riguarda la prima domanda, la risposta si trova tra le pagine, nelle parole pronunciate a un certo punto da uno dei protagonisti, Enrico.

«... mia madre e io che orbitavamo intorno a questo sole spento e morivamo di freddo».

Un’immagine evocativa, che chiarisce bene il senso del titolo. E che racchiude in sé la quintessenza dell’intera opera. L’importanza dei legami, familiari e non.
Cosa succede in questo romanzo? A ben vedere, non molto. Con questo non voglio dire che sia noioso; semplicemente, si tratta di un libro introspettivo, senza scene adrenaliniche o momenti di suspense. Ci sono due morti violente, è vero. Ma, pur essendo fondamentali per lo sviluppo della trama, esse sono trattate in modo quasi marginale. Vengono relegate, per così dire, a eventi dietro le quinte. Il lettore non è infatti presente nel momento in cui esse si verificano, ma ne sente solo parlare.
Per usare una similitudine, queste due tragedie sono come il vento: non le possiamo vedere, ma ne cogliamo a fondo gli effetti devastanti.
E proprio come il vento che spazza via la polvere e riesce a sradicare piante e abbattere edifici quando è troppo forte, queste due disgrazie portano alla luce i problemi, le ansie e le debolezze dei protagonisti.
È così che il lettore si trova a tu per tu con mariti assenti, mogli rassegnate, padri insoddisfatti, figli ribelli e amici forse meno brillanti di quanto si pensava.
Oltre che in quella di Enrico, entriamo nelle vite e nelle menti di altri quattro personaggi: Mauro, Sandra, Guido e Loredana. Questi cinque nomi, alternati in modo più o meno regolare, sono anche i titoli dei diversi capitoli che formano il libro. La vicenda viene quindi raccontata di volta in volta da diversi punti di vista, in uno stile narrativo tutt’altro che lineare. Iniziamo nel 2007 con Enrico, per passare al 1993 con Guido prima e Mauro poi, al quarto capitolo. Un tipo di narrazione che potrebbe rendere molto complicato non perdere il filo del discorso (e rendere inoltre la lettura noiosa e poco coinvolgente, con tutti questi salti temporali), non fosse che l’autrice è davvero brava a giocare con le parole e a creare una storia fluida e verosimile, in un susseguirsi di immagini poetiche e suggestive.
Insomma, un romanzo che mi sento di consigliare; breve, ben scritto, quasi una poesia in prosa che esplora l’animo umano e le difficoltà di relazione che spesso si incontrano.

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Alla prossima! :)

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